A Silvia Fossi

a silvia leopardi
A Silvia Fossi
Silvia, mi rimembri ancora
quel tempo della mia vita mortale
in cui in quell’auto ci facevo l’animale.

Io gli studi leggiadri
talor lasciando e le sudate carte,
con te seduta accanto, per campi ed orti
giravo in ogni parte.

Negli occhi tuoi ridenti e fuggitivi,
lieta e pensosa, al limitar
dell’ombroso bosco leggevo:
“Chissà dove andrà a parar…”

Porgea gli orecchi al suon della tua voce,
E con la man veloce
ti liberavo delle leggiadre vesti
con impeto e furia feroce

E percorrea la faticosa tela.
Mirando il ciel sereno,
Le vie dorate e gli orti,
E quindi il mar da lungi, e quindi il monte.

Lingua mortal non dice ove battesse
Quel ch’io sentiva in quel rigoglioso seno.
Che pensieri soavi,
Che speranze, che cori, o Silvia mia!

Perché non rendi ancor, quel che promettesti allor?
Ragionavan d’amore
Non vedevi, nel fior degli anni tuoi;
Non ti molceva il core.

Or degli sguardi innamorati e schivi;
nè teco le compagne ai dì festivi
e mentre nel disio m’anniento
di te riman sol lo sportello di questa cinquecento

Gianmarco Donato

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