mail-icon
FaceBook-icon Twitter-icon google Youtube-icon ustream Zello3mail-icon
movimento 5 stelle
MoViChat

Adozione geni e attaccamento

adozione

Adozione geni e attaccamento

Quando parliamo di adozione, la prima domanda che vale la pena porsi e’, come mai l’idea di adottare un bambino e’ spesso motivo di paure, di dubbi e di discussioni? Perche’ dopo aver provato anche molte volte con l’inseminazione artificiale molte coppie rinunciano ad avere figli senza nemmeno prendere in considerazione l’idea di adozione ?
Se ci recassimo in un negozio di dischi per acquistare l’ultima attesissima canzone del nostro cantante preferito, e ci dicessero che, purtroppo la versione in CD e’ sold out, ma la stessa canzone e’ disponibile in Mp3, sicuramente la stragrande maggioranza di noi sarebbe comunque soddisfatta perche’ entrerebbe in ogni modo in possesso di cio’ che vuole realmente, cioe’ la canzone, e non si lascerebbe distogliere piu’ di tanto dal mezzo attraverso cui ne fruisce (mp3 piuttosto che CD).
Quando pero’, da una canzone, spostiamo il ragionamento su di un figlio, il discorso cambia drasticamente e una gran parte delle coppie che non riesce a concepire, prima di prendere in considerazione l’adozione, prova una, tre, cinque, a volte anche venti volte metodi di concepimento assistito, ricorrendo anche a donatori. L’attenzione spesso si sposta cosi’ tanto dal fine (il bambino) al mezzo (la gravidanza) che il mezzo sembra quasi essere diventato il fine medesimo, al punto che alcune coppie, dopo l’ennesimo fallimento, come detto, semplicemente, rinunciano.
Come mai? La risposta quasi sempre sta nell’importanza data ai “geni”.
Ogni individuo, alla nascita, eredita il 50 % dei propri geni dal padre biologico e il 50 % dalla madre biologica.
Un neonato adottato differisce da un neonato biologicamente concepito, solo per il fatto di non essere “geneticamente correlato” ma di possedere un “patrimonio genetico” diverso rispetto ai suoi genitori adottivi.
Questa cosa, rappresenta, spesso, una grandissima fonte di dubbi, di perplessita’ e di paure, talvolta, addirittura, invincibili.
Di fronte all’incognita genetica e ai fantasmi che essa scatena, molte coppie si spaventano e preferiscono costringersi, a volte, ad una vita di insoddisfazione e rimpianto, piuttosto che mettere in discussione le proprie credenze ed eventualmente adottare.
Le domande piu’ frequenti e che sovente costituiscono un freno micidiale nei confronti dell’adozione sono:
· Chi ci assicura che nostro figlio sara’ intelligente?
· Chi ci garantisce che gli eventuali “geni cattivi” dei genitori biologici non si manifesteranno, in modo ineluttabile, un giorno, in nostro figlio?
· Riusciremo considerare un figlio adottato alla stregua di un figlio biologico e ad attaccarci a lui?

Per cercare di dare una risposta a questi interrogativi, vediamo innanzitutto che cosa sono i geni e come funzionano.
Il Dna si trova nel nucleo della cellula. Un “pezzo di DNA” e’ un gene.
Ci e’ stato insegnato a scuola che il DNA, il nostro “corredo genetico” determina tutto cio’ che siamo, dal nostro aspetto fisico al nostro carattere, arrivando persino alla durata della nostra vita.
Ci sarebbe quindi una sorta di “fortuna”, “sfortuna” prestampata in ogni cellula del nostro corpo. Il genoma sarebbe quindi una struttura sostanzialmente stabile e indifferente ai cambiamenti delle condizioni di vita generate dal genoma stesso.
In altre parole il nostro genoma direbbe chi siamo e non sarebbe influenzato in nessuna maniera dal modo in cui viviamo.
Questo e’ quello che ci hanno insegnato. Ma e’ davvero cosi’?
Recenti studi hanno dimostrato che le cose in realta’ stanno piuttosto diversamente.
La genetica ci ha sempre insegnato che “i tuoi geni te li tieni” e se sono brutti, peggio per te. Oggi l’epigenetica pero’ ci insegna delle cose diverse e ci dice che tutto cio’ che accade nella nostra giornata, tutto cio’ che accade nella nostra vita, puo’ influenzare l’espressione del nostro DNA, dei nostri geni. Ci dice che il DNA non e’ solo quella doppia spirale rigida costituita da sostanze chimiche, che ci hanno insegnato a scuola, ma che e’ anche una struttura vibrante che produce biofotoni, quindi informazioni sotto forma di fasci di luce. Non e’ una catena chimica e basta.
Una volta si pensava che i geni non potessero essere modificati in nessun modo se non attraverso un fenomeno chiamato “MUTAZIONE GENETICA”.
Secondo la scienza classica, la mutazione genetica e’, per l’individuo, il solo modo che ha di sfuggire ad un proprio gene e il meccanismo tramite il quale avviene la selezione naturale della specie.
Una prima smentita ci arriva pero’ dall’osservazione di alcuni gemelli omozigoti, cioe’ provenienti dallo stesso ovulo, che pur avendo un corredo genetico identico, presentano, a volte, differenze visibili, anche piuttosto marcate.
Questo significa che un DNA identico si puo’ esprimere in modi diversi.
Molto piu’ importante del codice genetico e’ , sicuramente, quella che viene chiamata ESPRESSIONE GENICA.
Durante la nostra vita noi subiamo degli adattamenti, e questi adattamenti cambiano il modo in cui i nostri geni “parlano”. La vita che scegliamo, le scelte che facciamo, le esperienze che viviamo, l’educazione che riceviamo, modificano la nostra ESPRESSIONE GENICA.
Uno studio del 2008 sulle proprieta’ benefiche dello YOGA, ad esempio, ha dimostrato che lo Yoga esercita influenze benefiche sui geni, in particolar modo su quelli coinvolti nella risposta allo stress.
Sono stati presi in esame tre gruppi di persone. Un gruppo composto da persone che praticavano lo YOGA da anni, un gruppo di persone che non praticavano lo YOGA e un gruppo di persone che praticavano lo YOGA da 8 settimane.
Attraverso esami sul sangue hanno visto che nel gruppo dei “vecchi meditatori” 2209 geni si esprimevano in modo diverso rispetto a quelli dei “non meditanti”. Cioe’ piu’ di 2000 geni davano un’informazione diversa rispetto a quella che avrebbero dovuto dare.
Controllando il terzo gruppo, si e’ visto che 1561 geni, in solo otto settimane, avevano cambiato il modo di esprimersi e che di questi 433 avevano cominciato a “parlare” nello stesso modo in cui “parlavano” nel gruppo dei vecchi meditatori.
Due dati importanti emergono da questo studio:
1) E’ possibile un cambiamento dell’espressione genica su base esperienziale.
2) Il cambiamento e’ in evoluzione continua
Nel caso specifico della meditazione, si e’ visto che chi medita e’ in grado di spegnere i geni dello stress. Questo vuol dire che questi geni continuano ad essere presenti ma non fanno produrre piu’ proteine, non lavorano piu’.
Durante lo studio sono stati raccolti alcuni altri dati attraverso cui si e’ visto come emozioni, comportamento e coscienza influenzino e possano modificare l’espressione del DNA.
Il genoma risponderebbe poi anche ai suoni, ai colori e al timbro della voce.
Si pensi ora a quale responsabilita’ due genitori, biologici o adottivi, hanno nello sviluppo psicofisico di un neonato.
Va da se’ che il sentirsi deresponsabilizzati, o vittime impotenti di una qualche predestinazione per il fatto, eventualmente, di non condividere il corredo genetico del proprio figlio, possa considerarsi totalmente immotivato e fuori luogo, alla luce di queste recenti scoperte.
Cio’ che un figlio diventera’ non dipende quasi per nulla dal suo corredo genetico di partenza, ma in larghissima parte dal nutrimento fisico, intellettuale ed emozionale che ricevera’, fin dal principio, dai suoi genitori e, secondariamente, dalle esperienze, dagli incontri e dalle scelte che fara’ durante la sua vita.
Il genoma umano puo’ essere paragonato al generico piano di costruzione di una casa.
Un progetto abbandonato in un angolo non ha nessuna possibilita’ di costruire nulla da se’. Partendo da quel progetto dobbiamo impiegare materiale, forza lavoro, geometri, architetti ed ingegneri, se vogliamo costruire effettivamente una casa. A seconda del materiale e delle risorse umane che impiegheremo, costruiremo, poi,, una bella casa o una casa pessima, una casa solida o una casa fragile.
Nel caso di un neonato, architetti e ingegneri sono i suoi genitori. Il genoma e’ solo il progetto su cui incominciare a lavorare, ma il risultato finale dipendera’ in grandissima misura da come si e’ lavorato sul progetto.
Non ci si puo’ chiamare genitori e pretendere di essere riconosciuti ed amati per il solo fatto di aver trasferito parzialmente il proprio corredo genetico in un individuo terzo attraverso un atto procreativo. Si e’ genitori quando si accetta e ci si accolla la responsabilita’, la fatica e il rischio di lavorare alla costruzione di un individuo partendo da un progetto generico, per poi goderne i frutti e le soddisfazioni se si avra’ fatto un buon lavoro. L’attaccamento non e’ la risultante di una comunanza genetica. L’attaccamento e’ la naturale conseguenza di un investimento reciproco protratto nel tempo. Ci sono genitori che hanno mancato di investire nei propri figli e non hanno sviluppato nessun attaccamento, venendo sovente, giustamente. ricambiati con la stessa moneta, altri che, attraverso un grande investimento, hanno costruito relazioni fortissime con i propri figli, indipendentemente che si parli di genitori biologici o adottivi.
Dal nostro lavoro, che dovra’ passare massimamente attraverso l’accettazione e la valorizzazione dei talenti naturali di nostro figlio, dipendera’ anche, in larghissima misura, la sua intelligenza presente e futura.
Qualcuno obiettera’ che Mozart era un genio di suo, che a tre anni torno’ a casa e riprodusse sul pianoforte, a memoria, un intero concerto cui aveva appena assistito. C’e’ del vero. Probabilmente Mozart aveva una sorprendente predisposizione alla musica, ma e’ anche vero che qualcuno accompagno’ Mozart, a tre anni, ad ascoltare un concerto, e gli fece trovare un pianoforte, a casa, ad aspettarlo, al suo ritorno. Probabilmente, se Mozart fosse stato lasciato tutto il giorno da solo a guardare la TV o a giocare alla playstation (cose che, fortunatamente per noi, all’epoca non esistevano), oggi avremmo avuto un genio in meno ed un mentecatto in piu’.
Dr. Andrea Tosatto
Psicologo Clinico/ Esperto Adozioni Internazionali
Synergy Integrated Medical Centre
Dubai (UAE)

 

WordPress theme: Kippis 1.15

Hit Counter provided by Curio cabinets