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Attacchi di panico

attacchi di panico

Attacchi di panico

Molti parlano degli attacchi di panico come di un qualcosa da temere, di un misterioso nemico da combattere e sconfiggere.
E’ davvero cosi’?
Le cose stanno davvero in questi termini?
Per rispondere e’ necessario “aprire un attacco di panico”, guardarci dentro e capire cos’e’, come e’ fatto e come funziona.
Una volta che avremo fatto questo e saremo divenuti consapevoli fino in fondo, finalmente, di cosa sia questo “misterioso” attacco di panico, una volta che avremo imparato a conoscerlo e a riconoscerlo quando dovesse presentarsi, un grande passo avanti verso il processo di liberazione sara’ stato compiuto, perche’ l’attacco di panico si nutre proprio del timore che abbiamo di lui.
Assai spesso, infatti, si tende a temere molto di piu’ cio’ che non si conosce di cio’ che si conosce specie se dopo aver conosciuto qualcosa si scopre che quel qualcosa e’ molto meno spaventosa di quello che si pensava fosse. L’attacco di panico non fa eccezione.
Se sentiamo un rumore provenire da dietro ad una porta chiusa, ci allarmiamo, specie se pensiamo che potrebbe trattarsi di una belva feroce.
Ma se scoprissimo che si tratta invece di un innocuo gattino, la volta in cui dovessimo sentire nuovamente lo stesso rumore saremmo ancora cosi’ allarmati?
Probabilmente no.
Questo deve essere il nostro obiettivo: capire che cos’e’ l’attacco di panico per conoscerlo, riconoscerlo e non averne piu’ paura.
Vediamo allora cos’e’.
Se e’ davvero un nemico cosi’ pericoloso o se magari, potrebbe trattarsi invece di un alleato che noi, erroneamente bistrattiamo.
Facciamo un salto indietro di migliaia di anni e immaginiamoci nei panni di un uomo primitivo che stia camminando tranquillamente nella foresta. Ad un certo punto davanti a lui si para una tigre.
Immediatamente i muscoli dell’uomo primitivo si irrigidiscono, le pupille si dilatano, il cuore comincia a battere piu’ forte, l’organismo produce scariche di adrenalina e tutto il sistema va in tensione.
Qual’e’ lo scopo di tutto questo?
Le pupille funzionano come l’obbiettivo di una macchina fotografica: si dilatano per consentire al soggetto di mettere a fuoco meglio l’oggetto che e’ innanzi a lui. A ben poco infatti gli servirebbe in questo momento una perfetta visione del panorama distante, molto piu’ importante focalizzarsi sulla tigre.
Il sangue batte piu’ forte per pompare piu’ sangue ai muscoli che anche attraverso le scariche di adrenalina si irrigidiscono. Questo per consentire all’uomo primitivo l’attacco (scelta poco consigliata se ci si trova ad affrontare una tigre a mani nude) o la fuga.
Tutte queste reazioni fisiche, quindi, sono finalizzate ad aiutare il soggetto ad uscire sano e salvo da una brutta situazione. Nessun nemico, soltanto un pronto ed efficiente sistema automatico di difesa che scatta.
Immaginiamoci pero’, adesso, se l’uomo primitivo, anziche’ scegliere prontamente tra una delle due opzioni a disposizione, (attacco o fuga) se ne stesse li’, imbambolato ed impaurito, ad osservare le proprie reazioni fisiche e a chiedersi che cosa siano mai mentre la tigre continuasse ad avanzare minacciosa.
Cosa succederebbe?
I sintomi fisici aumenterebbero ancora ed ancora, proprio come accade alla sveglia del mattino quando suona, suona e nessuno la spegne.
E aumenterebbero a tal punto che la visione diventerebbe totalmente sfuocata, i livelli eccessivi di adrenalina e il battito cardiaco troppo svelto causerebbero debolezza e capogiri, si comincerebbe a sudare e a tremare diffusamente e la vista della tigre ormai ad un passo procurerebbe un senso di morte imminente. In pratica un ATTACCO DI PANICO.
Cos’e’ allora un attacco di panico?
UN ATTACCO DI PANICO e’ il picco di uno stato ansioso dovuto alla presenza di una minaccia reale o percepita alla quale, per un qualche motivo rinunciamo a trovare soluzione, ingigantito da un’ attenzione allarmata posta sui sintomi.
Spostiamoci ai giorni nostri.
Nelle nostre moderne citta’, fortunatamente, tigri non ce ne sono piu’ e le minacce alla nostra incolumita’ fisica si sono ridotte moltissimo rispetto a quelle cui era esposto l’uomo primitivo. Eppure gli attacchi di panico sono all’ordine del giorno, mentre l’uomo primitivo, probabilmente non ne conosceva neppure l’esistenza. Come mai?
Il problema e’ che il nostro inconscio non sa distinguere tra minacce all’ IO FISICO e minacce all’ IO SIMBOLICO.
Come detto tigri non ce ne sono piu’, ma il nostro io simbolico e’ costantemente minacciato.
Andiamo in tensione se ci rigano la macchina, se ci rubano il portafogli, se ci licenziano o non ci sentiamo apprezzati sul lavoro, se ci criticano, se ci deridono, se criticano o deridono qualcuno che amiamo, se un nostro animale domestico e’ in pericolo, se sorprendiamo nostra moglie tra le braccia dell’idraulico, persino se la nostra squadra del cuore perde una partita.
In ognuna di queste situazioni il nostro sistema inconscio da’ il via al processo di attacco/fuga.
A differenza dell’uomo primitivo, pero’, il quale prontamente reagiva scappando o gettandosi a testa bassa contro la tigre, spesso noi, per un motivo o per un altro, scegliamo di non reagire, e ce ne stiamo li’, a convivere con le nostre tigri simboliche, per chissa’ quanto tempo, senza prendere alcun provvedimento. Quando i sintomi ansiosi si manifestano, poi, invece di scaricarli immediatamente stiamo ad osservarli, spaventati, chiedendoci che cosa siano e da dove arrivino, e questa osservazione ansiosa produce un effetto vortice che porta all’ATTACCO DI PANICO tanto temuto.
L’attacco di panico non e’ un UFO che ci attacca dalla luna, un qualcosa di esterno a noi. L’attacco di panico e’ la nostra sveglia interna che suona sempre piu’ forte e che noi continuiamo a far suonare chiedendoci per di piu’, spaventati, che cosa sia quel suono.
L’attacco di panico non arriva. LO CREIAMO.
La buona notizia e’ che possiamo decidere di non crearlo.
Come?
1) Risolvendo, quando e’ possibile, il problema alla radice liberandoci il piu’ possibile delle nostre personali TIGRI.
2) imparando a riconoscere i sintomi ansiosi e, al primo segnale, imparando ad accettarli a distogliere l’attenzione da essi e a scaricarli ad esempio attraverso un esercizio fisico distensivo quale una corsa , una nuotata, una camminata o un esercizio di rilassamento. Questo impedisce all’effetto vortice di generarsi e l’attacco di panico non si crea.
Molto utile sarebbe dedicare 10 minuti al mattino appena svegli e dieci minuti la sera prima di andare a dormire ad un esercizio di meditazione.
Cio’ permette al sistema di mantenersi molto piu’ facilmente sotto il valore soglia e l’ansia, quando non scompare, rimane sotto controllo.

Dr. Andrea Tosatto
Psicologo Clinico
Synergy Integrated medical Centre
Dubai UAE

 

( Io ed Andrea stiamo pensando di fare una trasmissione sul mio canale WebTV sugli attacchi di panico. Se vi interessa, avete domande specifiche o esperienze in merito, fatecelo sapere lasciando i vostri commenti qui. Grazie )

Ecco il video della trasmissione attacchi di panico se li conosci li eviti

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