Chi ha paura di Grillo ?

Chi ha paura di Grillo?

Il risultato delle recenti elezioni europee è stato commentato da molti esperti e anche da alcuni giornalisti che, con onestà intellettuale, hanno recitato il “mea culpa”, confermando come una parte della stampa, quella più faziosa, ha scientemente e premeditatamente applicato la disinformazione più becera.

Lo stesso vale per le televisioni. I cittadini hanno ricevuto in massa una grande quantità di messaggi negativi sulle esternazioni di Grillo.

Sono state estrapolate singole battute da  lunghi discorsi costruttivi e sono state enfatizzate allo scopo di seminare il terrore, soprattutto nella popolazione di età avanzata che in generale, quando si informa, lo fa attraverso la televisione e nutre ancora un’ingenua fiducia in quanto viene trasmesso.

Ecco quindi che “Grillo vuole fermare l’Expo”, “Grillo fa accordi con Farage”, “Grillo spacca il Movimento”.

Tutte affermazioni (queste sì che sono populiste) lanciate dalla carta stampata e nell’ètere da quella parte di demagoghi e di etère che fanno della disinformazione il proprio mestiere, danneggiando anche chi lo svolge con serietà, competenza e correttezza.

La dimostrazione di questi fatti è evidenziata dalle conclusioni sconcertanti propagandate da giornalisti in malafede, che senza alcun ritegno proponevano un Grillo fascista, marxista, populista, demagogo, autoritario infischiandosene dell’evidente controsenso e delle assurdità di tali contrapposte affermazioni.

Solo alcuni hanno cercato di superare questi limiti di parzialità bigotta e falsità al limite della calunnia.

Per rispondere alla domanda del titolo: “Chi ha paura di Grillo?” occorrerebbe innanzitutto comprendere che il MoVimento 5 stelle, nel suo insieme, è una libera rete interlacciata di cittadini che collaborano e hanno sottoscritto un patto basato sull’onestà, la responsabilità, la correttezza e la coerenza per riuscire a restituire un preciso significato alla politica e agli articoli 1 e 49 della Costituzione, mai applicati dalla nascita della Repubblica.

Vorremmo sapere quanti sono gli italiani che si sentono a pieno titolo “popolo sovrano” e quanti abbiano la consapevolezza che la politica è parte integrante della nostra vita.

Aristotele affermava che la natura dell’uomo è di essere essenzialmente un animale politico (zoòn politikòn).

Negli ultimi sessant’anni, la politica è stata scientemente indirizzata e snaturata in un “privilegio per pochi” tanto evidente quando si pensa ai recenti accordi tra Forza Italia e la Lega. Gli elettori della Lega, evidentemente non sapevano che stavano votando per Forza Italia e l’accordo sui referendum è un altro specchietto per le allodole.

Come la Storia dimostra, nel sistema politico italiota, quando il risultato di un referendum è contrario agli interessi dei partiti, dei privilegiati e del potere costituito i referendum non servono a nulla.

Non si spiegherebbe, altrimenti, come mai  i partiti oggi percepiscono cento volte di più rispetto a quando i cittadini hanno decretato di non volerli più finanziare e anche l’abolizione tanto sbandierata da Letta è un falso storico: i partiti continueranno a percepire soldi pubblici, solo che non si chiameranno più “rimborsi elettorali”.

Si cambiano i nomi delle cose, ma la sostanza rimane la stessa.

Da “finanziamento pubblico” a “rimborsi elettorali” e da “rimborsi elettorali” a “detrazioni fiscali”.

Il gioco delle tre carte abilmente riproposto in ogni occasione, come è già successo per L’IMU a cui hanno associato tanti nomi diversi che nessuno capisce più quali siano le tasse da pagare.

L’unica cosa che rimane è che aumentano costantemente mentre le pensioni d’oro sono intoccabili, le Province cambiano nome ma costeranno più di prima, lo stato sociale peggiora costantemente mentre gli stipendi assurdi, i rimborsi e i privilegi destinati a partiti e politicanti rimangono invariati o addirittura aumentano.

Quindi chi ha paura di Grillo commette il grossolano e tragico errore di avere paura di un fantasma: quello che tormenta le nostre coscienze e che dovrebbe invece ispirarci affinché possiamo vedere una luce e domandarci, più seriamente, “quale futuro vogliamo consegnare ai nostri figli?”

 

Enzo Noseda

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