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Comunicazione genitori figli

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Comunicazione genitori figli

Comunicare con i propri figli non e’ sempre semplice per i genitori, anzi, spesso e’ una faccenda piuttosto delicata e complessa.
Gli stress quotidiani e le quotidiane battaglie cui giornalmente sono esposte ambedue le parti per il fatto stesso di vivere, agire ed interagire all’interno delle superesigenti societa’ odierne, poi, complica spesso, non poco le cose.
Genitori distratti, nervosi, preoccupati ed iper-reattivi e figli problematici, ansiosi ed insicuri, sono una miscela assai poco compatibile e, sovente, potenzialmente esplosiva.
E’ durante l’adolescenza che la situazione rischia maggiormente di andare fuori controllo.
E’ tipica di questa eta’, infatti, una certa chiusura da parte dei figli, per un crescente bisogno di indipendenza e per una sorta di vergogna o pudore nell’esternare le proprie paure e nel mostrare apertamente le proprie debolezze.
A questa chiusura si accompagna, spesso, una certa ostilita’ nei confronti dei genitori, a causa di un’ aspettativa utopistica, puntualmente frustrata, da parte dei ragazzi, di essere magicamente letti dentro, e quindi supportati ed aiutati, senza bisogno di farne esplicita richiesta.
I ragazzi si portano dentro le proprie angosce, non le comunicano apertamente, non le verbalizzano, ma intimamente sperano e credeno di potere, anzi di dovere, necessariamente essere, comunque, capiti, attraverso i segnali piu’ o meno criptici che lanciano e che, secondo loro, i genitori dovrebbero cogliere.
In realta’, per varie ragioni, i genitori questi segnali non li colgono quasi mai, e quando lo fanno non riescono quasi mai a leggerli ne’ tantomeno a decodificarli.
Il fatto che i genitori, falliscano nel soddisfare questa richiesta, e che i ragazzi non si sentano sufficientemente supportati, innesca in questi ultimi sentimenti ostili che si estrinsecano sovente in reazioni rabbiose apparentemente immotivate che scioccano, indispettiscono, allontanano e rendono ostili i genitori, a loro volta.
Questo puo’ portare all’instaurarsi di un loop negativo che spesso conduce alla compromissione di ogni forma di dialogo e alla messa in discussione della relazione affettiva stessa.
Se ci si rende conto che il rapporto con i nostri figli sta andando in questa direzione e’ importante, da parte dei genitori riconoscere ed accettare la necessita’ di chiedere un aiuto esterno per se’ e, se ne viene fatta esplicita richiesta o qualora se ne intraveda il desiderio, per i propri figli.
E’ importante tenere a mente che un genitore che chiede aiuto non e’ un genitore che fallisce, ma un genitore che sta mostrando la propria qualita’.
Il genitore migliore non e’ quello che pretende di risolvere da solo ogni problema, ma quello che e’ sufficientemente attento da essere in grado, sempre, di capire quando c’e’ un problema e quando e’ necessario chiedere aiuto.
L’intervento dello psicologo si dimostra spesso efficace, e questo non vuole assolutamente dire ne’ che egli sia necessariamente persona piu’ in gamba ne’ tantomeno genitore migliore di quello che ne richiede l’intervento a supporto.
Spesso e’ la posizione stessa che lo psicologo ricopre, a conferirgli efficacia, mentre la posizione stessa ricoperta dal genitore, spesso nega efficacia a questo, a prescindere dalle qualita’ intellettive e dalle capacita’ genitoriali peculiari dei due.
Attraverso la mediazione di uno psicologo, i genitori possono riuscire a comprendere meglio cosa si potrebbe celare dietro comportamenti apparentemente incomprensibili e indisponenti dei figli e, i figli, aprendosi, possono trovare quel supporto, quell’aiuto a risolversi di cui necessitano e che, anche a causa del loro modo di chiedere, non riescono piu’ a trovare nei genitori.
E’ importante vedere lo psicologo non come un intruso, come un concorrente, come un estraneo che ci viene ad insegnare “come si fa”, ma come un alleato prezioso, un complice, un importantissimo ponte per colmare quelle distanze che a volte si creano e che rischiano di compromettere cio’ che di piu’ prezioso esiste al mondo: la comunicazione e lo scambio affettivo con i nostri figli.
A volte tutto quello che ci serve e’ solo un piccolo aiuto, per ricominciare a parlarci, a comprenderci e continuare a volerci bene.

Dr. Andrea Tosatto
Clinical Psychologist
Synergy Integrated Medical Centre
Dubai (UAE)
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