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Un aspirante candidato si presenta

candidato regionali toscanaUN ASPIRANTE CANDIDATO SI PRESENTA

Sono nato e cresciuto tra olivi e vigneti, tra quelle colline non più pianura e non ancora monte. In quella Toscana Felix dove potevi vedere se una persona era in casa guardando se la chiave della porta era infilata nella toppa. Dove il senso del bello lo prendevi col latte materno. Dove la passione politica divideva, ma il senso di comunità univa sempre e comunque. Dove la parola solidarietà era sconosciuta, semplicemente perché non si concepiva un modo di vivere diverso. Quando se non trovavi un lavoro era perché avevi le spalle tonde. E se un lavoro ce l’avevi, potevi iniziare un progetto di vita.

Non eran certo tutte rose e fiori, ma c’era ottimismo. C’erano i problemi, gli anni di magra, ma si vedeva il futuro come una promessa, non come una minaccia. Non ci si chiedeva se il proprio figlio avrebbe trovato un lavoro o se sarebbe emigrato all’estero, ma cosa avrebbe fatto da grande. Era un altro mondo? No, era la Toscana di 20/30 anni fa. Un po’ idealizzata? Forse. Ma sfido qualcuno a smentirmi.
E allora cos’è successo? Fino a 20 anni credevo che tutto ciò fosse normale. Che pace e benessere fosse un diritto acquisito di tutti le persone di buona volontà. Che il bello che mi circondava fosse scontato. Un giorno, mentre attraversavo Piazza Signoria di fretta, ero in centro di Firenze per commissioni di lavoro, vidi un gruppo di turisti che guardava Palazzo Vecchio, rivolti verso l’alto e con lo sguardo attonito e quasi spaurito. Mi voltai di scatto verso l’alto, preoccupato perché pensavo che qualcuno si stesse per buttare di sotto.

Macchè, quel gruppo di turisti era rimasto attonito di fronte a tanta bellezza. Fu allora che compresi che non c’era nulla di scontato o banale in quello che vedevo e vivevo tutti i giorni. Che nascere in una terra come questa è una botta di culo che ti capita una volta nella vita. Che quello che i nostri padri ci hanno lasciato, l’arte, la cultura, il paesaggio, il gusto, la buona tavola, il saper stare al mondo, sono cose che dovrebbero renderci tutti orgogliosi, sia chi qui è nato, sia chi ha scelto di viverci.

E adesso cosa ci rimane? Si diffida dei nostri vicini. Nelle nostre città si moltiplicano le brutture. Ci si divide non sulla passione ma sugli interessi e sugli affari. La parola solidarietà è la foglia di fico dietro cui si nasconde chi specula sulle spalle di chi ha bisogno. Trovare un lavoro è quasi un miraggio e chi ce l’ha vede il futuro con ansia, come si guarda ad una minaccia incombente.

Come abbiamo fatto ad arrivare a questo punto? Per anni ci hanno raccontato che tutto andava bene; che corruzione, crisi, scandali e scempi. Che questa terra era un’isola felice grazie a chi ci governava. Ci siamo fatti coccolare in questa colpevole illusione per troppo tempo, mentre politica e malaffare facevano carne da porco del buon governo toscano, nel silenzio generale. Nessuna voce si alzò, ne’ dall’opposizione politica, ne’ dalla società civile, ne’ dagli organi d’informazione, ne’ da chi avrebbe dovuto vigilare e sanzionare.
Nel silenzio generale, la nostra sanità ha cessato a poco a poco di essere un’eccellenza per tutti i cittadini ed è diventato il luogo degli affari. Soldi pubblici e profitti privati. La buona amministrazione degli ultimi governi della Toscana hanno portato allo spaventoso buco dell’ASL di Massa, 400 milioni (?) di euro spariti nel nulla. I nostri governanti sono riusciti, anno dopo anno, in un vero miracolo a rovescio, aumentando sempre più la spesa sanitaria, sono diminuiti sempre più i servizi per i cittadini e la loro qualità.

Un banca secolare, patrimonio di un’intera città, Siena, è stata devastata, spolpata, portata al fallimento, disperdendo un patrimonio di molti miliardi di euro, accumulato in secoli di accorta gestione. Uno scandalo che altrove avrebbe fatto crollare interi governi, qua ha fatto appena notizia. Pochi ne parlano, e i responsabili sono ancora a piede libero.

Scandali che diventano farse, come la bretella Prato-Signa: 29 milioni di euro dati dalla Regione ad una società per la costruzione di questa opera che non verrà mai realizzata. E non sempre va così bene: interi territori devastati da opere inutili, spesso incomplete. Il Mugello con l’alta velocità. Firenze con il sottoattraversamento ferroviario. E poi inceneritori, rigassificatori, discariche, a volte abusive e comunque sempre pericolose.

Gli interessi dei cittadini, la nostra salute, il nostro futuro, non contano più nulla a cospetto dei profitti di finanzieri d’assalto e della politica che tiene loro bordone. L’esempio del nuovo aeroporto di Peretola ne è un esempio. 400 milioni di soldi pubblici per il profitto di una serie di società private. Chissà cosa diranno i turisti che alzeranno la testa per vedere la torre di Arnolfo e vedranno e sentiranno un jumbo che transita 3/400 metri sopra piazza della Signoria?

Il nostro territorio è stato devastato e lo sarà sempre di più, perché qualcuno ha creduto che le parole “cemento” e “sviluppo” fossero sinonimi. Pochi spiegano che il nostro territorio e la nostra cultura sono il nostro petrolio, le nostre risorse più importanti. Pochi si sono accorti che queste nostre ricchezze sono in pericolo; che la bellezza, al pari di un patrimonio, si può distruggere e disperdere.

Siamo ancora in tempo a fermare tutto questo? Forse. Comunque sia dobbiamo provarci. E iniziare da noi stessi, prendendo atto di ciò che non può più essere sopportato. Einstein diceva che non si può risolvere un problema con la stessa mentalità che l’ha creato. Come dargli torto. Al tempo stesso, i problemi non possono essere risolti dalle stesse persone che gli hanno scientemente creati.
La Toscana è governata da quasi 70 anni dalla stessa parte politica, senza soluzione di continuità, nonostante il cambio di colori e di sigle.

Un’amministrazione che nel corso degli anni e dei decenni si è sempre più deteriorata. Con lo spirito di servizio sempre più soppiantato dalla bramosia di potere e di soldi.

E’ il momento di cambiare. E’ il momento di un nuovo inizio. Il Movimento 5 Stelle è pronto. Lo ha dimostrato a Livorno come a Parma. Nessuno ha la bacchetta magica, ma un’amministrazione al servizio dei cittadini è possibile. Possiamo scegliere se rigenerarci o morire, un poco alla volta, un passo alla volta. Possiamo scegliere una morte certa, dopo una lunga agonia, o accettare la sfida del cambiamento. A noi e noi soltanto spetta la scelta.

F.C.

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