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Vilipendio

Vilipendio (fonte wikipedia): In diritto penale si parla di vilipendio (dal latino vilipendĕre, composto da vilis, vile, e pendĕre, stimare: considerare vile)[1] in riferimento ad alcuni reati che consistono in manifestazioni di disprezzo verbale rivolte a determinati soggetti (particolarmente le istituzioni dello Stato, ma anche le confessioni religiose o i defunti).

In Italia, i delitti di vilipendio politico erano già noti al Codice Zanardelli (1889). Il Codice Rocco (1930) li mantenne come delitti contro la personalità dello Stato, entro il sistema penale dello Stato fascista. Con l’avvento della Repubblica e della nuova Costituzione, i delitti di vilipendio apparvero reati di mera opinione, contrari alla libertà di manifestazione del pensiero e, per giunta, a contenuto indeterminato: non è facile, infatti, stabilire quale e quanto grave debba essere l’offesa verbale alle istituzioni per ritenere commesso il reato.
Nonostante le pressioni di una dottrina giuridica generalmente abrogazionista, la Corte costituzionale rigettò la questione di legittimità dell’art. 290, chiarendo che il bene del prestigio delle istituzioni non solo meritava tutela, ma aveva rilievo costituzionale.[2] In questo modo i reati di vilipendio trovavano la loro giustificazione anche nel nuovo regime democratico.
Si parla di vilipendio pure in riferimento ad alcuni delitti contro il sentimento religioso e la pietà dei defunti.
Le fattispecie individuabili nel codice penale italiano sono:
Vilipendio del presidente della Repubblica (art. 278)
Vilipendio della Repubblica, delle istituzioni costituzionali e delle forze armate (art. 290)
Vilipendio alla nazione italiana (art. 291)
Vilipendio alla bandiera italiana (art. 292)
Vilipendio di bandiera o emblema di Stato estero (art. 299)
Vilipendio della religione (art. 403-404)
Vilipendio delle tombe (art. 408)
Vilipendio di cadavere (art. 410).
Nel 2006, con la riforma dei reati di opinione, le sanzioni detentive già previste per i delitti di vilipendio riguardanti gli articoli 291, 292, 299, 403-404 furono sostituite da pene pecuniarie.[3]

@Art. 278

Il vilipendio ai tempi di Internet

Io sto tentando di documentarmi bene ma, ad ora, per il materiale che ho trovato in rete, non ho capito nè chi nè come nè quando può determinare cosa si intende per ”offesa” al Presidente della Repubblica. Come si determina e soprattutto chi stabilisce dove termina il legittimo diritto di manifestazione di opinione di una persona ed inizia l’offesa verso l’altra ? Io questo non lo so, continuo ad ignorarlo.

 

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